Chi è l’uomo alla testa del Fondo che tenta di salvare l’euro
Il Fondo europeo di stabilità finanziaria, che ha una capacità di fuoco fino a 440 miliardi di euro, è guidato da un personaggio apparentemente di secondo piano: Klaus Regling, che dal primo giorno di luglio ne è amministratore delegato di Michele Masneri
21 AGO 20

L'euro scende sotto quota 1,34 dollari, spread tra titoli di stato decennali tedeschi e spagnoli ai massimi storici, e Borse europee che hanno chiuso in rosso con forti perdite per i titoli bancari: il piano di salvataggio dell'Irlanda ieri non ha placato l'inquietudine dei mercati, mentre in Europa cresce il timore del contagio. Anche per questo si prepara a scendere in campo l'Efsf, lo European Financial Stability Facility, il super fondo di salvataggio costituito nel pieno della crisi greca, che dovrà mettere sul piatto buona parte dei 90 miliardi di euro stanziati per salvare Dublino.
Il fondo, che ha una capacità di fuoco fino a 440 miliardi di euro, è guidato da un personaggio apparentemente di secondo piano ma rivestirà un ruolo di primaria importanza nella gestione della crisi. Klaus Regling, che dal primo giorno di luglio ne è amministratore delegato, occupa un mini-ufficio di 27 metri quadrati messo su in fretta e furia in Lussemburgo, avenue John Fitzgerald Kennedy, come ha notato lo Spiegel. La curiosità non sta tanto nell'esiguità dell’alloggio (la nomina è stata velocissima: il primo di giugno l'Efsf viene ufficialmente creato; a metà giugno Regling riceve una telefonata in piena notte: se interessato, recarsi il giorno dopo in Lussemburgo. Lì il mattino viene “intervistato” da tre ministri delle Finanze europei. La sera è assunto).
La contraddizione è piuttosto nel fatto che il “veicolo” che dovrà salvare gli stati europei dalla grande crisi sia ubicato in una piazza offshore; e la stessa Efsf è una "société anonyme", come tutte le finanziarie del granducato. Ma è una contraddizione che riflette bene il personaggio: Regling è soprattutto un rappresentante della grande finanza privata: dal 1999 al 2001 è stato infatti managing director di Moore Capital, uno degli hedge fund più aggressivi del mondo, che attualmente gestisce oltre 4 miliardi di dollari ed è specializzato nel tra ding di valute e materie prime. C'è da sperare a questo punto che non si metta a vendere euro allo scoperto, ironizzava qualche tempo fa l'Economist. Regling ha anche un notevole network di relazioni internazionali (ultimamente è stato anche superconsulente finanziario privato) e questo aiuta: appena entrato in carica all'Efsf si è precipitato a Pechino e Singapore incontrando i responsabili dei fondi sovrani dei due paesi, interessati a sottoscrivere i bond che il fondo dovrà emettere per finanziare Dublino e dintorni. Ma il road show più importante Regling l'ha fatto a New York, incontrando i vertici di Moody's, Standard & Poor's e Fitch, le quali hanno concesso il fondamentale rating AAA alle obbligazioni Efsf (un risultato diverso avrebbe costretto il fondo a pagare interessi molto più alti).
Ma c'è anche un Regling "pubblico", non meno importante di quello privato: dal 1985 al 1991 ha lavorato al Fondo monetario internazionale tra Washington e Giacarta, e dal 1991 al 1998 ha avuto un ruolo chiave nel ministero delle Finanze tedesco come capo della divisione Affari monetari internazionali. In questa veste è stato una delle teste d'uovo di Berlino nella scrittura del primo Patto di stabilità e crescita, dopodiché si è ritagliato un ruolo di "tutore" del Patto come direttore generale per gli Affari economici e finanziari a fianco del commissario europeo Joaquín Almunia. Il fatto che oggi sia a capo di un organismo che non dovrebbe esistere se il Patto avesse funzionato è la seconda grande contraddizione di questo Lawrence Summers europeo, che si definisce un “tecnocrate felice”, che assicura di non essere interessato alla poltrona di presidente della Bce di Jean-Claude Trichet, ma che forse malgré soi – solo qualche settimana fa aveva previsto che l'Efsf non sarebbe dovuto intervenire nella crisi irlandese – rischia di far molto parlare di sé nei prossimi mesi.
Il fondo, che ha una capacità di fuoco fino a 440 miliardi di euro, è guidato da un personaggio apparentemente di secondo piano ma rivestirà un ruolo di primaria importanza nella gestione della crisi. Klaus Regling, che dal primo giorno di luglio ne è amministratore delegato, occupa un mini-ufficio di 27 metri quadrati messo su in fretta e furia in Lussemburgo, avenue John Fitzgerald Kennedy, come ha notato lo Spiegel. La curiosità non sta tanto nell'esiguità dell’alloggio (la nomina è stata velocissima: il primo di giugno l'Efsf viene ufficialmente creato; a metà giugno Regling riceve una telefonata in piena notte: se interessato, recarsi il giorno dopo in Lussemburgo. Lì il mattino viene “intervistato” da tre ministri delle Finanze europei. La sera è assunto).
La contraddizione è piuttosto nel fatto che il “veicolo” che dovrà salvare gli stati europei dalla grande crisi sia ubicato in una piazza offshore; e la stessa Efsf è una "société anonyme", come tutte le finanziarie del granducato. Ma è una contraddizione che riflette bene il personaggio: Regling è soprattutto un rappresentante della grande finanza privata: dal 1999 al 2001 è stato infatti managing director di Moore Capital, uno degli hedge fund più aggressivi del mondo, che attualmente gestisce oltre 4 miliardi di dollari ed è specializzato nel tra ding di valute e materie prime. C'è da sperare a questo punto che non si metta a vendere euro allo scoperto, ironizzava qualche tempo fa l'Economist. Regling ha anche un notevole network di relazioni internazionali (ultimamente è stato anche superconsulente finanziario privato) e questo aiuta: appena entrato in carica all'Efsf si è precipitato a Pechino e Singapore incontrando i responsabili dei fondi sovrani dei due paesi, interessati a sottoscrivere i bond che il fondo dovrà emettere per finanziare Dublino e dintorni. Ma il road show più importante Regling l'ha fatto a New York, incontrando i vertici di Moody's, Standard & Poor's e Fitch, le quali hanno concesso il fondamentale rating AAA alle obbligazioni Efsf (un risultato diverso avrebbe costretto il fondo a pagare interessi molto più alti).
Ma c'è anche un Regling "pubblico", non meno importante di quello privato: dal 1985 al 1991 ha lavorato al Fondo monetario internazionale tra Washington e Giacarta, e dal 1991 al 1998 ha avuto un ruolo chiave nel ministero delle Finanze tedesco come capo della divisione Affari monetari internazionali. In questa veste è stato una delle teste d'uovo di Berlino nella scrittura del primo Patto di stabilità e crescita, dopodiché si è ritagliato un ruolo di "tutore" del Patto come direttore generale per gli Affari economici e finanziari a fianco del commissario europeo Joaquín Almunia. Il fatto che oggi sia a capo di un organismo che non dovrebbe esistere se il Patto avesse funzionato è la seconda grande contraddizione di questo Lawrence Summers europeo, che si definisce un “tecnocrate felice”, che assicura di non essere interessato alla poltrona di presidente della Bce di Jean-Claude Trichet, ma che forse malgré soi – solo qualche settimana fa aveva previsto che l'Efsf non sarebbe dovuto intervenire nella crisi irlandese – rischia di far molto parlare di sé nei prossimi mesi.
di Michele Masneri